lunedì, settembre 21, 2009

L'Amore Dato.


Quanto tempo abbiamo per restare svegli in questa notte?
Quanto tempo ci resta per stare insieme?
Stretti come fossimo un misto di carne e pensieri.
E quanto tempo avrò per rendermi conto che l'ho fatto ancora?
Il tempo di bruciarsi la lingua col caffè caldo. E stare lì. A sentirla bruciare.
Così quando decidi di lasciare le briglie, di non essere più teso, di lasciarti andare, ti accorgi forse che non dovevi farlo?
Forse non sono fatto così. Amo giocare, ma non amo farlo in modo sleale, confuso e ambiguo.
Mi premi sul petto, mi spacchi le costole.
E lo spremiagrumi ricomincia a frullare. E il cuore così lucido e rosso vivo si spacca a metà.
Resta lì ad osservarmi e lo vedo crudo. Come il cibo delle mandorle. Lo vedi anche tu.
E mi domandi perché. Perché. Perché le distanze improvvise. Perché tutte le distanze improvvise.
Perché avevo deciso di aprire il petto. Però hai ricominciato a giocare di fare finta che fosse nascondino.
Ma il cuore si spacca facilmente. E forse è vero che l'amore dato a volte non torna più.
Così torno alla notte. Non mi vergogno della sua protezione, del suo respiro. Del suo profumo.
Sto bene.
http://www.youtube.com/watch?v=fxYq0oGFbR4
"Cammino Nella Notte" di Remo Anzovino

mercoledì, luglio 01, 2009

In Superficie.


Stavo pensando.
Stavo sentendo questo vento sulla pelle.
È un vento nuovo. Lo sento carico.
Lo sento carico di energia.
E mentre lo sentivo mi sono reso conto di una cosa.
Che sono una persona fortunata.
Che ho vissuto in una bolla, forse.
E che quando metti i piedi nell'acqua, ti accorgi che forse non era così calda come potevi pensare.
Che la pioggia è meno dolce. Che quando cade sulla pelle fa male.
E che, forse, la musica mi ha difeso più di quanto non credessi.
È tempo di salire in superficie.

mercoledì, giugno 03, 2009

Piccola Poesia Notturna.


Mi spezzo.
Per farti sentire la distanza.
Crepuscolare nell'atto profondo.
Senza controllo, perdo i battiti.
Rasento il suolo.
I piedi distesi.
Nudi.
Quando passi ti afferro le labbra.
Ma non siamo più qui.
Non siamo più qui.
Siamo scuri.
Siamo neri.
Siamo notte.
Trucidati al traguardo, senza fiato.
Divorati sul cuore.
Martoriati sul campo di grano.
Come solo tu sai capire.
Come solo tu sai stringere.
Crudi come nel macello.
Quasi fiori di campo.
Senti ancora freddo?
Sento ancora freddo.

venerdì, maggio 29, 2009

Splendido Caos


Forse è la verità. Quando ti ritrovi a rimandare il caos, ad acquietarlo, a fare finta per un po' che non esista, a quel punto lui si ribella e ti esplode nelle mani, come i palloncini pieni d'acqua nelle estati intrise di caldo. E quel momento è giunto, puntuale come il rossore sul viso nel momento meno opportuno. Giorni di consapevolezza e di cambiamento. S'incontrano persone che sembra quasi debbano tracciare un qualcosa di significativo nella tua vita. Invece sono quelle che in realtà ti deludono. E dopo averti deluso ti lasciano in strada ad aspettare che un auto si fermi e ti riporti a casa. Ed è lì. È lì che comprendi che la cosa migliore invece è cominciare a camminare e arrivarci con le tue gambe verso casa. E durante il cammino l'asfalto si fa meno cocente, e addosso cominci a sentire quel vento nuovo, quel vento che sposta i pollini e le sabbie da troppo tempo cristallizzate e stagnanti. E cominci anche a capire che le tue gambe sono più forti. Sono le tue. Così il caos ti prende al petto e lo apre davanti a tutti i commensali, comincia a scivolare via e a riempirti gli occhi di bellezza. Ti ritrovi a respirare di nuovo la notte come la conosci solo tu. E anche se la paura di perdere tutto quell'amore è viva e presente, questo non ti ferma. Questo non ti fa smettere di camminare. Questo è parte del gioco. È parte del caos. Uno splendido caos.

domenica, novembre 23, 2008

C'è.


Solo io. Soltanto io posso sentire tra le mani il fremito di scrivere alle 3 del mattino. O forse no. Forse tanti come me in questo istante in questo palazzo, a Milano, in Italia, nel mondo, magari hanno tra le mani un fremito. Chi rientra a casa ubriaco, chi si rolla una canna a casa di amici, chi spegne il motore della macchina parcheggiata e resta lì, fermo ad aspettare che il calore sul cofano svanisca del tutto. Mentre il mondo scorre e scivola via. In questi convulsi giorni vivo cose che non pensavo mie. Situazioni in cui non mi rivedo e a cui appartengo però da sempre. Forse sono così e basta. Forse dalla pelle non riuscirò mai a lavare via questo senso di distanza, di alienazione. La sensazione di essere fuori luogo. Quel profumo strano di notte che credo di sentire solo io. Eppure incontro chi sa ascoltare, ma col timore di non riuscire a spiegare mai abbastanza. E ogni tanto ritorna quella sensazione di infinito che si dimena nel petto. Quel bisogno di amore assoluto che mi lascia le parole incastrate tra la gola e le labbra. Ma non mi fa paura. Anzi, ne sono felice, forse perché avevo paura si fosse assopito, assuefatto alla città, al quotidiano freddo dell'inverno che incombe all'improvviso. Forse sto imparando. Sto imparando a lasciarmi andare, a vivere giorno per giorno, a non lasciare che la bellezza mi passi accanto e scivoli via senza che io la possa neppure sentire, solo perché magari sono immerso in un pensiero a lungo termine, un pensiero più ampio.
Rileggo alcuni testi e mi rendo conto che uso spesso il concetto dello stare fermi e del sentire che il mondo scorre tutto intorno. E non so se in fondo stanotte fa male.
Forse di meno. Forse di più.
Ma la cosa che importa è che c'è.

domenica, settembre 14, 2008

Mio Fratello.


Per tutte le volte in cui non ero solo, perché tu eri con me.
Per quelle in cui non eri solo, perché io ero con te.
Per quelle volte in cui mi sei mancato.
Per quelle in cui, guardandoti piangere, ho cominciato a farlo anche io.
Per tutte le volte in cui hai avuto paura.
Per tutte le volte in cui hai creduto di non riuscire.
Per tutte le volte in cui abbiamo riso a crepapelle.
Per tutte le volte in cui non mi hai detto niente, dicendomi tutto.
Per quelle volte in cui hai compreso.
Per tutte le volte in cui sei diventato grande.
Per quelle volte in cui sei stato più grande.
Per tutte le volte in cui ho percepito quanto è profondo il tuo cuore.
Per tutte le volte in cui sei stato fratello.
Per tutto questo e molto altro ti scrivo Buon Compleanno, Fratello mio.
Sei il mio orgoglio.
Ti amo.
V.

sabato, agosto 09, 2008

Musica.



Su questo blog non parlo mai di quello che faccio nella vita, del mio lavoro con la musica. Forse perchè reputo questo luogo un posto dove riporre i miei pensieri "non arrangiati", non musicati. Ma la musica è il fondamento del mio quotidiano, della vita di tutti i giorni. Di quello che sono.
In questo periodo nella mia testa girano miriadi di pensieri, situazioni, timori e gioie. Nell'ultimo periodo ho deciso di decidere. Per me stesso. Mentre lavoravo al nuovo disco mi sono reso conto che quelle che mi roteavano attorno erano persone che non erano in grado di comprendermi. Vuoi perchè troppo prese dal marketing, vuoi perchè le strade già battute sono le più semplici. Vuoi perchè certe cose le vivo soltanto io. E basta. Quando scrivo una canzone, quando ne accenno le prime note al pianoforte, quando esplodo le prime parole, è lì che comprendo chi sono e che sono poche le persone che possono comprendere.
Ora, passato il primo momento di incertezza, quel momento in cui ti chiedi se stai prendendo la strada giusta, sono felice di aver scelto di cambiare, di non essere uguale a me stesso, di volere che questo nuovo album che in molti aspettano, più di quanti io immaginassi in fondo, sia diverso, nuovo, fresco e pieno di me. Di quello che realmente sono, non di un prodotto macchinato senza il mio consenso. Badate bene, il primo disco è pieno di me, ma di una parte di me. Oggi, mentre lavoro ai nuovi brani, ad un nuovo mondo da presentare al mondo vero, sono felice.
Certo, mi accorgo anche che le persone sono diverse. C'è chi ha l'invidia negli occhi, chi apprezza i sacrifici, chi si ferma e ti racconta l'emozione avuta con quel brano. Ma sto imparando che bisogna solo prendere il meglio, perchè il peggio è in maggioranza. E da qui, da questo piccolo paesino dove sono venuto a trascorrere qualche giorno coi miei genitori e i miei fratelli, che non vedo mai, mi appresto ad essere ospite di una serata dal vivo. Nonostante non dovrei, in questo periodo, esibirmi per questioni che non sto qui a dire (marketing), ho voluto lo stesso accettare, perchè ci tengo, perchè cantare mi rende libero. Perchè non mi frega un cazzo se qualcuno non comprende l'amore che ci metto. Io so che col tempo ci arriverà.